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lunedì 23 maggio 2011

Un nuovo inizio dalla Spagna?

Madrid 15 Maggio 2011


Ciò che sta succedendo in questi ultimi giorni a Madrid, seppur i media sembrano non interessarsene troppo, potrebbe rappresentare in realtà la scintilla che innescherebbe un incendio in tutta Europa.
Le persone sono ormai allo stremo, ai limiti della sopportazione. Progresso dovrebbe significare un aumento della qualità della vita, e invece pare proprio che appena 50 anni fa si vivesse molto meglio. Se questa percezione, oltre me, l'avvertono anche milioni di persone in Europa, e probabilmente nel mondo intero, prima o poi è inevitabile che si metta in piedi un movimento, fatto di persone di ogni età ed estrazione, con l'intento di dire basta.
Basta con questa politica inconcludente e disinteressata alle reali necessità del popolo. Vi sottopongo un articolo, a cura di Matteo Vitiello, apparso il 19 maggio sull'editorale web "bueno buono good".

Madrid, Spagna. Finalmente anche in Europa la gente comincia a trasformare la propria indignazione in azione. Dallo scorso 15 Maggio nella Piazza Puerta del Sol di Madrid si stanno accampando migliaia di spagnoli, per manifestare in difesa dei propri diritti di cittadini contro il fallimento dell'attuale sistema politico. L'obiettivo è semplicemente quello di farsi ascoltare dal proprio governo, al grido di “non siamo mercanzia in mano a banchieri e politici”.

In tre giorni, la manifestazione madrileña si è diffusa in tutte le principali città della penisola iberica e conta con il supporto di tutta la popolazione spagnola, che si sta facendo portavoce a livello europeo delle azioni che è necessario intraprendere oggi, affinché un sistema politico, che si è allontanato sempre più dai propri cittadini, riprenda il contatto con la realtà e svolga il suo lavoro di rappresentanza e servizio, nel pieno rispetto delle persone.

In Italia, giornali, telegiornali e radio non hanno dato sufficiente spazio alla notizia, oltremodo hanno delineato i fatti di cronaca inerenti la manifestazione spagnola denominata 15-M in maniera superficiale ed in molti casi “filtrando” politicamente la notizia.

La stessa strategia è stata adottata anche in Spagna, dove alcuni giornali e tg, noti per spalleggiare questo o quell’altro partito, stanno cercando di dipingere la manifestazione come “anti-sistema”, “violenta” e addirittura c’è chi ha avuto il coraggio di dire che i manifestanti sono giovani che spalleggiano il movimento terrorista basco ETA e che hanno ricevuto da quest’ultimo un allenamento per lo svolgimento di atti di guerriglia urbana. Ma per favore.

Per farvi capire la vera natura della manifestazione, sappiate che in piazza a Madrid ci sono anche nonne e nonni, persone di tutte le età e condizione sociale e tutti i cittadini di Madrid stanno appoggiando i manifestanti: i commercianti della zona di Puerta del Sol stanno fornendo gratis cibi e bevande ed alcune aziende spagnole, che per ora hanno preferito mantenere l’anonimato, stanno fornendo servizi quali computer portatili, servizi pubblici mobili, materassi, tende e quant’altro.

Non siamo di fronte ad un movimento di giovani disoccupati, né di hippie fumatori di canne né di fantomatici no-global. Sono solo cittadini spagnoli di tutte le età, persone come noi, che non hanno bisogno di nessuna etichetta.

Quello che sta avvenendo a Madrid ed in tutta la Spagna è qualcosa di più che una rivoluzione: è la ricerca collettiva, svolta in coro da parte di tutti i cittadini di un Paese, di una soluzione alla cosiddetta “crisi”, che, come ormai è noto a tutti, è il semplice risultato dell'allontanamento della classe dirigente dai cittadini e la perdita da parte del sistema politico-economico di responsabilità sociali e valori quali l'onestà, la trasparenza, il rispetto, la collaborazione e la condivisione.



Il manifesto della protesta spagnola

“Non vogliamo essere cicale, siamo formiche stufe dei politici che continuano a storpiare i frutti dei nostri sforzi e che poi si permettono di vivere come marajà, senza fare assolutamente niente per meritarselo. Siamo stufi delle loro automobili ufficiali, dei loro autisti, delle loro centinaia di assessori, dei loro viaggi, dei loro buffet e ristoranti di lusso e dei loro amici e familiari a cui viene regalata una fetta della torta, attraverso la creazione ad hoc di organismi inutili, nati solo per sfruttare la gallina dalle uova d’oro. Inoltre, siamo stufi di tutti quelli che vivono alle nostre spalle. Siamo stufi dei sindacati, dei sussidi, dei diritti della Sgae (la spagnola Siae, ndr) e di tutti coloro che vivono delle sovvenzioni statali, delle migliaia di funzionari esperti in assenteismo permanente e di tutti i raccomandati delle amministrazioni pubbliche e delle varie fondazioni, osservatori e di tutte le altre inutili organizzazioni satellite. Ci fanno arrabbiare i banchieri ed i politici e la loro cattiva gestione dell’economia e della finanza del nostro Paese. Siamo arrabbiati soprattutto per quello che ci hanno rubato e che continuano a rubarci, affinché essi possano venire riscattati e continuare a rivestire le attuali posizioni, invece di essere incarcerati e rispondere con il proprio patrimonio personale all’immensa rovina creata a noi contribuenti. Siamo indiganti dei sindacati venduti che non rappresentano nessuno se non loro stessi ed i propri interessi, in combutta con la classe politica al potere […]. Ci vergogniamo dei giornalisti che si sono venduti al potere politico, comprati con il denaro della pubblicità istituzionale, che inseriscono nei loro mezzi di comunicazione, che seguono il dettato della classe politica per incanalare i sentimenti delle masse di cittadini ed influenzare l’opinione pubblica secondo gli interessi dei governanti. E cosa dire del comportamento di tutte delle compagnie statati di  elettricità, gas, telefonia, che cercano sempre un nuovo modo di imbrogliarci […]. […]. Infine che cosa dire d tutti gli impresari che ci mandano in cassa integrazione per assumere un immigrato senza documenti, che possono liberamente sottopagare e schiavizzare a piacimento, senza dover pagare niente allo Stato. […].

Noi consideriamo che l’attuale regime spagnolo non è una democrazia, sennò una dittatura partitocratica in cui un partito unico domina assolutamente tutta la società, incluso il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, i mezzi di comunicazione ed i sindacati. […]. I partiti politici in Spagna si sono convertiti  in nient’altro che agenzie di collocamento, autentiche bande di delinquenti organizzati con assoluta libertà di derubare al cittadino. Come movimento di Democrazia Reale vogliamo:

  • liste elettorali aperte;
  • seconda votazione quando non sia raggiunga la maggioranza assoluta;
  • una giustizia indipendente dal potere politico;
  • un sistema fiscale eletto dal popolo e non dal governo;
  • elezioni primarie obbligatorie in tutti i partiti;
  • democrazia elettronica;
  • pubblicazione obbligatoria in Internet del destino di ogni singolo Euro del denaro pubblico speso da qualsiasi amministrazione dello Stato;
  • l'approvazione, attraverso referendum elettronico, da parte di tutti i cittadini, di qualsiasi aumento della spesa pubblica;
  • la possibilità che ogni circoscrizione elettorale possa ritirare la rappresentanza ad un  politico, senza dover aspettare le elezioni;
  • la proibizione che partiti politici, imprese e sindacati siano finanziati con denaro pubblico;
  • la proibizione di creare nuovi organismi ufficiali senza previa autorizzazione espressa dai cittadini  attraverso referendum elettronico;
  • che si proibisca occupare alcun incarico politico a quelle persone che non abbiano lavorato almeno dieci anni in settori alieni alla politica;
  • la soppressione di tutti gli stipendi vitalizi, privilegi e pensioni di cui oggi gode la classe parassitaria politica”.




Ricorda l’Italia, vero?

Italiani, lavoratori e disoccupati, prendiamo esempio e scendiamo in piazza: avete un minimo di consapevolezza dell’epoca storica in cui stiamo vivendo? Manifestare come a Madrid non vuol dire prendere posizioni politiche di destra, di centro o di sinistra: cercare una soluzione alla “crisi” va oltre qualsiasi partito od etichetta politica, la questione sono i diritti fondamentali di tutti noi cittadini, sono le nostre vite, il nostro lavoro, i nostri soldi ed il nostro diritto a vivere bene, non solo di sopravvivere.

Basta promesse, basta Silvio Berlusconi e basta sorrisi mediatici ed inviti a mantenere la calma, perché le cose non vanno bene in Italia, per niente.

Ricordatevi che non basta con lo stare contenti del proprio orto: la partecipazione collettiva, oltre che importante è necessaria, è in ballo la salute democratica dei diritti dei nostri figli. Affinché loro ed i nostri nipoti possano vivere come cittadini liberi in un Paese libero, sano e governato da una classe politica onesta e che si prodiga per il benessere collettivo, è necessario scendere in piazza oggi.

Anche noi italiani dobbiamo agire per trovare una soluzione alla fantomatica “crisi”, che è la più grande scusa attraverso la quale stiamo venendo trattati come mercanzia in mano a banchieri e politici, come dicono gli spagnoli.

lunedì 16 maggio 2011

Referendum ignorati & Disinformazione mediatica

A volte mi chiedo a cosa possano poi servire le varie raccolte firme, le petizioni, le leggi popolari, i referendum stessi. Sarebbero l'espressione diretta di uno stato democratico, dove il popolo può far sentire la sua voce e dove i governanti appaiono sensibili ai bisogni delle persone che rappresentano. Ma pare si tratti solo di utopia.
Viviamo nella falsa illusione che, in un modo o nell'altro, siamo liberi di far valere la nostra giustizia, la nostra libertà di pensare e agire. Ma con abili mosse, condite da una totale disinformazione che sfrutta l'ingenuità e la credulità del popolo, questi "burattinai" svolgono bene i loro congegnati disegni al fine di soddisfare sempre e solo i propri interessi, economici, ma soprattutto di potere e controllo.
Nello spezzone che seguirà ci affacciamo in questa semi-nascosta realtà, con l'aiuto di Beppe Grillo e delle sue colorite ma certamente esaustive espressioni. Buona visione.

lunedì 25 aprile 2011

Cosa c'è dietro lo stop al nucleare

Credavamo che dopo Fukushima i governanti del nostro paese si fossero sensibilizzati al problema. E invece anche in questo caso gli interessi sono ben diversi. Vi cito un articolo, dell'editorale web AgoraVox che ci illustra le vere ragioni di questo cambio di rotta voluto dal governo, almeno per il momento.



La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.
Nucleare in Italia: il Governo decide di soprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.
L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".
Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.
Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane, AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.
Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.
E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.
Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.
In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.
La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

domenica 24 aprile 2011

Situazione politica italiana 2011, spiegata egregiamente da un comico

Siamo arrivati al punto che se vogliamo conoscere e comprendere la reale situazione politica del nostro paese, dobbiamo rivolgerci ad un comico. Beppe grillo ci fa riflettere, con un velato umorismo, su tutto ciò che politicamente non funziona in Italia.
In questi 15 minuti estratti dal suo recente tour "Beppe Grillo is Back", vengono trattate diverse tematiche a dir poco esasperanti, per come sono insinuate nel nostro sistema governativo. La cosa che sottolinea Grillo in principio consiste nell'l'importanza della rete, perchè la rete ci unisce e ci può rendere forti. E forse rappresenta l'unico modo che abbiamo per far sentire la nostra voce, per far riconoscere la nostra sete di giustizia. Buona visione.